Il personale della Direzione Investigativa Antimafia e i Carabinieri del Comando Provinciale di Monza, con il supporto del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, hanno dato esecuzione, su delega della Dda di Milano, a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di diciotto soggetti di 18 persone. Sono accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e numerosi reati economico-finanziari (tra cui anche frodi ai contributi Covid e all’Ecobonus). I proventi sarebbero stati usati per agevolare le attività della ‘Ndrangheta. Sette indagati sono in carcere; quattro ai domiciliari; tre con obbligo di dimora e quattro con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’avvio delle indagini risale al 2019 ed è continuata durante la Pandemia. Identificati due gruppi criminali, con in tutto 68 persone coinvolte: uno che si occupava dei reati economico-finanziari (fra di loro titolari di società di consulenza con sede nel centro di Milano) e uno del traffico di droga e delle estorsioni. Al vertice delle due associazioni ci sarebbe un medico 59enne, “collaboratore di alcune Rsa milanesi”, figlio di uno storico “capo Crimine” della ‘Ndrangheta, detenuto al 41 bis per associazione mafiosa.
Durante le attività investigative, è stato possibile sequestrare circa 50.000 euro in contanti.
In corso perquisizioni nelle provincie di Milano, Monza Brianza, Pavia, Varese, Novara, Alessandria, Messina e Foggia. Le indagini, oltre a portare al sequestro di droga, ha accertato fra l’altro la truffa nei finanziamenti previste della norme anticovid e ha permesso di bloccare l’erogazione di somme e di benefici economici (nella forma del finanziamento garantito e del credito d’imposta) per circa 2 milioni di euro.