Se ne è andato un mito con l’animo dipinto di rossoblù

Red

Se ne è andato un mito, sì. Perché Gianni Di Marzio per i tifosi del Cosenza lo è stato, nel vero senso della parola: pieno, intenso, avvolgente. Un uomo di campo, come si dice oggi, ma non solo: personalità poliedrica, un istrione del calcio di ieri, quello “tutto in presenza”, che si consumava di domenica e che si trascinava per tutta la settimana tra il dolore della sconfitta, la gioia della vittoria e ambizioni sempre verdi.

Gianni il “napoletano” è arrivato a Cosenza quando i colori rossoblù si barcamenavano nei gironi dell’Inferno dantesco, pieno di promesse mai mantenute e di delusioni cocenti. L’allenatore che, forse, più di tutti è stato capace di immettere nel tessuto stanco del popolo disilluso il germe della possibilità, rivendicando il DNA del vincente che impatta in una società ambiziosa. Una pagina intensa, gonfia di immagini esaltanti, di ingenue furberie e di concrete possibilità.

Un uomo che ha saputo tenere insieme la diffidenza del cosentino e l’estemporaneità sprezzante del partenopeo. Di Marzio è stato l’amico di tutti, del sindaco Mancini prima e Carratelli dopo, del mondo imprenditoriale e degli ultrà, che proprio in quegli anni muovevano i primi passi. Un legame solido, forte, intenso con Cosenza, tra esaltazione, rammarico e incomprensione. E lui che ha issato la bandiera del successo, regalando una grande, indimenticabile e partecipata promozione.

E’ il tempo della Serie B, del primo ancoraggio nel calcio visibile, che conta e che fa presa. Dell’esplosione di gioia, delle piazze, dei vicoli e dei quartieri in festa. Piccoli e grandi frame di una storia incancellabile che risiede nel cuore dei cosentini. Ecco il mito Di Marzio, l’intelligente gestore di uomini, che ha saputo trasformare il sogno di ieri in realtà di oggi, senza mai rinunciare al suo essere protagonista, dentro e fuori dal campo.

Si sentiva un cosentino adottato e anche dopo la parentesi bruzia ha continuato ad avere l’animo dipinto di rossoblù. Perché questa è terra che avvinghia, cattura e stringe in un interminabile, indimenticabile abbraccio.

Ciao Gianni!

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